IPP – Italian Professional Photographer

I primi certificati IPP
Quando è stato presentato il progetto IPP, al Road Show nel 2007, ne sono rimasto immediatamente attratto: ho sempre pensato che la nostra categoria debba perseguire sempre e continuamente un innalzamento qualitativo, formativo e professionale. Come tutti sappiamo, oggi la normativa non prevede il riconoscimento del fotografo nelle sue specifiche competenze, e anche per questo è importante che noi stessi offriamo un’immagine accattivante della nostra categoria, operando con la creatività e la tecnica proprie dell’artigiano, e sperimentando nuovi punti di vista.
L’attrezzatura professionale e tutti gli strumenti collegati sono essenziali per il nostro lavoro, ma non può più essere questo l’elemento che fa del fotografo un vero professionista. Oggi la tecnologia ha messo a disposizione di tutti, professionisti e non, attrezzature fotografiche di una certa qualità, e l’avvento del digitale e la diminuzione dei prezzi hanno consentito a molte più persone di scattare fotografie. Il fotografo professionista deve differenziarsi, in un’ottica di continua innovazione e ricerca, affinché le sue immagini siano strumento di comunicazione.
Fortunatamente molti hanno intrapreso questo cammino, e credo che il percorso IPP tenda proprio a questo: un continuo aggiornamento, sia tecnico che culturale, in una casa comune, il FIOF, abitata da fotografi professionisti, dove è possibile realizzare progetti concreti per la categoria. I docenti, di alto livello e di lunga esperienza, sono una fonte preziosa di conoscenze teoriche e pratiche. Fondamentale per la crescita professionale è poi il confronto tra colleghi: bisogna superare il timore di scoprirsi nei confronti della “concorrenza”, e capire che dalla condivisione dei problemi e dall’osservazione del lavoro altrui si può imparare tutto ciò che non si troverà mai in nessun manuale.
Mi sono avvicinato alla fotografia per amore e passione verso questa che considero un’arte, e credo nell’importanza della creatività nel momento dello scatto. Si possono orientare gli eventi, ma senza dirigerli, per non soffocare la spontaneità. Sta al fotografo cogliere e interpretare l’essenza del soggetto, sia esso persona, oggetto, paesaggio o situazione. Nel percorso IPP ho trovato riscontro al mio modo di sentire, e penso che tutti i partecipanti, ognuno con il proprio stile, possano dire lo stesso, perché il messaggio è: cogli gli spunti, costruisci le tue idee e falle maturare, trova il tuo modo di interpretare e impara a creare immagini che rimangano nel tempo.
Ritengo il percorso ben strutturato in questa prima fase, in cui si approfondiscono aspetti sia culturali, sia tecnici e strategici. Probabilmente sarà potenziabile nel futuro su alcuni versanti non strettamente inerenti alla professione; ad esempio ricordo con piacere la stimolante lezione sulla creatività all’ultima Convention di Orvieto (sospendere il giudizio, predisporsi ad un pensiero creativo, insomma: se a volte riuscissimo a pensare come i bambini…).
Per me il percorso IPP rappresenta un’esperienza gratificante a livello sia professionale che personale. In più penso che il “titolo” di fotografo IPP sia spendibile anche commercialmente, per i motivi che dicevo prima: un fotografo che dimostra una preparazione superiore e la disponibilità a rinnovarsi può proporsi anche ad una clientela più esigente, e distinguersi nell’offerta del proprio lavoro. Spero che molti di noi credano in questo percorso formativo, nonostante la situazione economica non sia delle migliori… anzi, proprio per questo: solo proponendo un prodotto di qualità la categoria dei fotografi professionisti offrirà un’immagine attraente e di alto livello, innalzandosi rispetto agli “scattatori” fai-da-te.
Personalmente, ci tenevo a completare la prima parte della formazione entro l’anno 2008, soprattutto per trasmettere un segnale di apprezzamento positivo a quanto sta facendo il FIOF per la nostra categoria. A volte bisogna cercare di vedere le cose prima che accadano, e credo che con questa iniziativa il FIOF abbia visto lontano.

Mirco Villa ©

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